MIA15 - Vincitore   La libertà non è gratis: sostieni questo progetto contribuendo ad a/simmetrie.
Puoi anche destinarci il 5x1000 (CF 97758590588): non ti costa nulla, e qui ti spieghiamo come fare.

martedì 19 settembre 2017

Sacripante!








Forse era ver, ma non però credibile
a chi del senso suo fosse signore...



(...comunque, er partito ora ve lo fate da soli, perché io...)

domenica 17 settembre 2017

La sinistra e l'istruzione

(...fra poche ore ho un concerto a Frascati. Poi proseguo per Pescara, dove, lunedì mattina, inizio un breve corso di quattro ore per quattro giorni sull'analisi delle serie storiche. Penso di partire dalle nozioni elementari sui processi stocastici, e di arrivare, se il Signore mi assiste, allo studio dei filtri lineari nel dominio delle frequenze. Mi sono chiesto se fosse il caso di preparare slides. Mi sono risposto di no. Nel mondo, chi sa fa e chi non sa insegna. All'università, chi sa insegna e chi non sa fa slides. Il flusso ottimale dell'erogazione didattica è quello del gessetto sulla lavagna. Il pennarello già non va bene, è troppo veloce, e troppo colorato. I poveri dottorandi si annoieranno? Fatti loro! Sono il penultimo anello della catena alimentare accademica, e anche se io non sono certo il primo, a loro toccherà subire. Sono proprio curioso di vedere come la prenderanno. Lego questa mia decisione a due fatti recenti. Ieri sera Roberta a cena ricordava l'idea bislacca di diseducare i ragazzi allo studio individuale, commentando che la mossa era politicamente azzardata, perché rendeva evidente la volontà dei nostri governi, da quello dove si distinse Luigi Berlinguer in giù, di distruggere il nostro sistema di istruzione. I nostri politici si lamentano, con lacrime di coccodrillo, del fatto che i nostri giovani migliori sono costretti ad andare all'estero, ecc. A parte che chi li costringe sono loro, i politici, con le loro scelte dissennate - questo blog nacque per denunciarle - il punto è che fra un po' giovani migliori non ce ne saranno più: un anno di istruzione superiore in meno, niente compiti a casa, presidi sceriffo e precariato diffuso, programmi infestati dalla propaganda (Giulia inizia studiando l'identità europea!) e scritti dai pedagoghi diversamente ligi al fisco dell'OCSE (vi pare normale che al linguistico - o anche a ragioneria - si studi analisi matematica? Quella è roba da scientifico, cari...). Questa è una aggressione coordinata e continuativa a un modello che funzionava, perché insegnava a pensare, e perché portava i nostri studiosi in posizioni di eccellenza non solo scientifica ma anche accademica in tutto il mondo. Perché la sinistra vuole distruggere la nostra cultura? Parte della risposta temo sia nel post precedente: per gli stessi motivi per i quali è passata da una giusta, vibrante difesa dell'indipendenza nazionale, a una squallida, gesuitica subalternità a potenze straniere. Essere indipendenti significa in primo luogo pensare con la propria testa: e per poterlo fare, occorre essere avviati all'uso di quello strumento critico che il capitalismo massimamente teme: il libro senza figure. Se solo oggi un pedagogo capisce cosa io abbia inteso, sottolineandovi per anni l'importanza di questo strumento, devo pensare che la maggior parte di voi non lo abbia ancora capito e non lo capirà mai...)




Stefano Longagnani ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La retorica dell'eccellenza":

Prendo spunto dal post su Facebook, dove a proposito di questo post Alberto scrive «oggi niente grafici», per condividere con voi una (tarda e triste) illuminazione.

Oggi su Amazon ho letto un commento di uno studente universitario, tale Rob, che recensiva un testo di storia che ha acquistato, indicatogli come testo di studio dal proprio professore.

E leggendo ho capito. Ho finalmente capito l'insistenza di Alberto sui " libri senza figure".

Lo studente nella sua recensione ha assegnato un giudizio pessimo al testo d'esame soprattutto perché «E' quasi assente un qualsiasi tipo di aiuto mnemonico(riassunti, schemi, linee del tempo, esercizi)e le cartine sono poche e in toni di grigio (!)» (il punto esclamativo tra parentesi e la mancanza di spazi sono nell'originale). E ha ribadito che tale libro «come manuale è decisamente sconsigliabile (opinione condivisa da tutti gli studenti universitari con cui mi è capitato di parlarne)», ma che «il libro non è pensato come manuale, ma per come testo per lettori interessati alla materia» (errori già presenti nella recensione originale).

Capite?!

Non si tratta di un testo idoneo allo studio, dato che è scritto per lettori "interessati"!

Questi poveri ragazzi sono talmente abituati ai libri scolastici odierni, pieni zeppi di premasticati "aiuti mnemonici", che si abituano alla presenza di tali "aiuti". E senza tali "aiuti" fanno fatica ad approcciare un libro "senza figure". Arrivano a considerare tali aggiunte un supporto INDISPENSABILE al "proprio" pensiero, non accorgendosi che di "proprio" nella loro testa rischia di non esserci più nulla.

Non si rendono conto di aver studiato per anni su riassunti, schemi, mappe, ecc. elaborati da altre teste, non dalla propria.

Infatti i riassunti, gli schemi, le mappe concettuali già a disposizione, oltre ad effettuare una selezione del materiale secondo i criteri di chi li crea, inibiscono la capacità di ragionare con la propria testa, proprio perché esternalizzano il pensiero, e quindi dispensano dallo scegliere ciò che è importante ricordare e collegare.

Senza individuare autonomamente i concetti chiave, senza evidenziare da sé le relazioni che li legano e quindi senza produrre in proprio i supporti alla memorizzazione (ed alla comprensione), il pensiero critico semplicemente non c'è.

...

Pev non pavlave delle cavtine in scala di gvigi...! Che ovvove!


Postato da Stefano Longagnani in Goofynomics alle 17 settembre 2017 10:19



(...bravo, Stefano, bravo: meglio tardi che mai...)

La sinistra e l'indipendenza nazionale

(...il cattolicesimo ha introdotto il culto dei santi. Il cattocomunismo quello dei santini. Oggi ci occupiamo di uno dei più diffusi: diciamo che il personaggio di cui ci occupiamo oggi sta alla sinistra come padre Pio sta alle beghine di provincia - cioè alla sinistra. Le responsabilità di chi ha fatto finta di stare all'opposizione sono più gravi, per ovvi motivi, di quelle di chi ha fatto finta di stare al governo. Entrambi erano ascari di un regime coloniale, come qui sappiamo bene, ma almeno i secondi, i governativi, questo ruolo lo rivendicavano a viso aperto, senza infingimenti gesuitici. La verità, tanto, l'hanno sempre detta sia i primi che i secondi: "Raccolta molto inferiore alle esigenze...". Il loro problema è sempre stato quello di non riuscire a spremervi abbastanza. Ed è questo, sul piano economico, il destino dei popoli colonizzati: essere spremuti. Dice bene Cesaratto: la sinistra italiana è sempre stata monetarista, mai keynesiana: che poi è quello che vi dico anch'io quando faccio notare come essa si sia sempre impegnata a difendere il potere d'acquisto dei lavoratori chiedendo prezzi più bassi, anziché salari più alti (e quindi rendendosi organica al mito dell'eccellenza, della competitività, e alla prassi del mercantilismo, di cui parlavamo nel post precedente). Una sinistra tutta dal lato dell'offerta, il che fa presumere che lì trovasse, e trovi, il suo sostentamento (oh, quale celeste corrispondenza di amorosi sensi testimonia uno di questi filmati!). Su un altro piano, come si sia potuti passare dalla rivendicazione del ruolo svolto nel restituire al nostro paese la sua indipendenza a quella del ruolo svolto nel togliergliela resterà comunque un tema dibattuto dagli storici - e di contributi in merito qui ne abbiamo già visti tanti. Diamo quindi inizio alla campagna elettorale ricordando, grazie a uno de passaggio, quanto sia profonda, qui da noi, la radice del Male, dell'odio verso il nostro paese, cioè verso di noi...)




Caro Alberto, 
con la mente già un po' in vacanza, ho "partorito" questo:

Coerenza: dal verbo latino cohaerere "essere strettamente unito". Oltre che nel significato proprio, il termine è usato per indicare qualcosa che non è in contraddizione, che s'accorda con qualcosa d'altro. (cit. Treccani)

Sta di fatto che, fra le doti generalmente più apprezzate in un politico vi sono l’intelligenza e la coerenza.
Di Enrico Berlinguer si è detto e scritto molto: segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 alla sua prematura scomparsa nel 1984, fu certamente identificato come politico intelligente e coerente, e così viene anche recentemente da molti ricordato.
Coerenti con la storia e gli ideali comunisti (e, più in generale, con quelli di sinistra) furono infatti le dichiarazioni che il neo Segretario rilasciò a Tribuna politica in previsione delle elezioni del maggio ’72, illustrando le 3 principali ragioni per votare il partito che rappresentava. Qui la prima (la difesa dei ceti più deboli) e qui la terza (il sostegno all’indipendenza nazionale).
Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, nel solco della sostanziale coerenza (con l’opinione di Moscasi possono inserire anche queste dichiarazioni dell’inizio del decennio successivo, relative allaNATO.  
In seguito alla fine del sistema di cambi fissi di Bretton Woods e alla crisi energetica del ‘73, nel dicembre dell’anno successivo, il Segretario svilupperà una relazione, in preparazione del XIV Congresso del partito, pubblicata poi con titolo “La proposta comunista”, in cui si afferma che è: Urgente una programmazione democratica dell’economia nei singoli paesi [...] e una cooperazione internazionale, lungo una linea che [...] già esce fuori dalla logica del capitalismo” (cfr. pag. 12)
Ed è forse proprio per uscire (?) da questa logica che, nel 1983, in un gradevole e ben frequentato salotto televisivo, alle domande (in verità “leggermente tendenziose”) della futura tessera n°1 del PD Enrico Berlinguer risponde così.
In effetti, fra le due dichiarazioni sopra riportate, si erano tenuti: il “Convegno degli intellettuali” e la “Assemblea degli operai comunisti”, entrambi, come molti lettori di Goofynomics sanno bene, nel 1977.
Ora, se James Russell Lowell aveva ragione affermando che: “Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione” che possiamo pensare di chi cambia un’idea forse discutibile, con una certamente sbagliata?


Fanne ciò che meglio credi (fossi in te, io lo cestinerei, riscrivendolo!:-) 
Un abbraccio
Carlo  



(...no, non l'ho riscritto, e non perché non ho tempo, ma perché a me piace così: documentato, asciutto, chiaro nelle intenzioni, efficace nei risultati. E voi, che ne pensate?...)